Uno spettacolo per tanti, ma non per tutti

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Chi mi conosce ha già capito da tempo che sono una persona dotata appena di media intelligenza e con scarse conoscenze ristrette a pochi ambiti.

Sarà per questo che faccio fatica a comprendere i commenti di individui che si ergono ad esperti in business management, investing, marketing, financing, crowdfunding, e chi più ne ha più ne metta, trascorrendo il loro prezioso tempo a criticare il progetto di “Un’isola in volo”, il modo con cui lo portiamo avanti, il sistema con cui chiediamo il sostegno dei soci, ecc. Praticamente tutto.

E sarà sempre per lo stesso motivo che non capisco cosa ci sia di tanto difficile e complesso nell’accettare che un gruppo di persone con un’idea in testa, possa andare in giro a cercarne altre affini per valori e vedute, con il proposito di realizzare una determinata impresa. Serve davvero un business plan per fare questo? O serve una idea precisa di quello che si vuole fare e di come lo si vuole portare avanti? Sarà meglio investire da subito 100/200.000 euro per un business plan che potrebbe poi non servire, se non si facesse nulla? O sarà meglio radunare gli amici, vedere quanto si ha in tasca e se si hanno risorse sufficienti per procedere?

Per realizzare il nostro progetto, abbiamo scelto di partire dal basso e rivendichiamo la libertà di poter fare le nostre scelte senza che qualche “professore” si senta in dovere di precisare, correggere, appuntare. Non siamo sponsorizzati da nessuno e non usiamo soldi pubblici. Siamo un gruppo di persone che si è messo in testa di prendere in mano il proprio destino e per farlo, ciascun componente sta mettendo in gioco molto più della propria faccia, lavorando gratis e trascurando il lavoro e la famiglia.

Non vogliamo piacere a tutti, non possiamo andare d’accordo con chiunque e nemmeno possiamo stare ad ascoltare ogni individuo. L’ho già scritto e lo ripeto: “cerchiamo uomini di valore che non si facciano frenare dai limiti della propria mente, dal pregiudizio, dalla paura della sconfitta, ma esaltare da una sfida che ha il sapore dell’unicità”. E allora, se volete davvero contribuire, fatelo pure, ma diventando soci. Solo così avremo il preciso dovere di ascoltarvi e tenere in giusta considerazione le vostre tesi. Viceversa limitatevi a guardare.

Godetevi lo spettacolo. E se non vi piace, cambiate canale

Antonello